ARS AC E
DliAMMA TER MUSICA
Da rapprefentarfi in Faenza
nEL TEATRO DELLA NOBILE ACCADEMIA
DE' SIG. REMOTI
V Elìate dell anno 1728.
DEDICATA
ALLA MAESTÀ" DI
GIACOMO IIL
Rè della Gran Bretagna &:c.
In FAENZA nella Stampa dell' Archi Im-
prefs. Cam. c del S. \J€ Con lk.de Stip.
^ohaph mi
SIRE. '
Piedi della MAESTÀ" VO-
STRA profondamente umiliati ci diamo V o-
nove di consacrarle il predente tragico Dram*
ma y e ciò non tanto per implorargli dalla fu*
Blime fua Prot c'itone una benigna difefa^ quan*
■yt - Az to
to che per far pakfe ad ognuno la dìfttnttf
firn a ftìma e venerazione y che profefftamo al^
la Reale sua Persona. Noi pertanto for-
tunatìffmì , fe la generosa clemenza della MA-
ESTÀ^ Vostra , a gutfa del Sole , che col fuo
raggio benefico egualmente illumina le cofe più
fimili che le più eccelle ^ fi degnerà di acco-
gliere col magnanimo fuo aggradimento queFìa
^oHra picciola offerta y comecché d affai infe-
riore agli alti fuoì meriti , e vorrà folamente
aver riguardo al gran defiderio y che abbiamo
di farci conofcere quali con profondiffma fom^
mijfione ed offequio ci protefìiamo
Della Maestà^ Vostra
Umi divmi ofleq^i Servidori
GL* IMPRESARI.
AR-
AI(GOMEKTO.\
Giunto Arface fupfemo Ge-
nerale deir imperio di Per-
fia al primo fegno di gloria per
fublimi virtù, e per infigni vit-
torie , fu da' fuoi Emuli alla Ve-
dova Regina Sta tira accufato d'
intelligenza con Dario di lei Ne-
mico, e Pretendente al Regno
Perfiano. Diede campo e vigo-
re a queft'accufa una follevazio-
ne del Popolo, da Arface promof-
fa in Perfepoli, per impedir fo-
lamente le Nozze dell'amata Ro-
fmiri , che fu alla Regina rappre-
fentata, come un primo effetto
di ribelle penfiero. Fu dunque
A 5 pe^
6
per quefto condannato a morte.
Voleva liberarlo Statira Amante
Arface , e da lungo tempo de-
fiderofa d'innalzarlo al Trono a
riguardo della di lui Nafeita il-
luftre ; ma avendo egli coraggio-
famente rifiutato di chieder la
grazia , fu precipitofamente da'
fuoi nemici fatta efequire la fa-
tal fentenza.
MUTA'
MUTAZIONI DI SCEKE.^
Ala Reale addobbata per le Nozze.
Gabinetto con trafparenti .
Sala del Configlio .
Anticamera con Tavolino,
Prigione .
Luogo magnifico.
Le invenzioni delle fuddette Scene fono del
Sig. Giufeppe Orfoni Bolognefe Accademi*
co Clementino.
COMPARSE.
Di Popolo con Arfàcc .
Di Guardie, e Paggi della Regina,
A4
ATTO-
* A T T O R I.
ARSACE fupremò Generale del Regno.
Il Sìg. Cavaliere N ice ola Grimaldi.
STATIRA Regina di Perfia Vedova.
ha Sig. Rofaura Ma^z^/itì.
RO^MIRI Principefra Spofa dì Mitrane,
La Sig. Anna Guglielmint Virtuosa dì S. A.
5. il Sig. Principe d Armfìat *
MEGABISE Amico d'Arface.
Il Sig. Antonio Pafi Virtmfo di S* A. S. il
Sig. Duca dì Parma .
MITRANE Prìncipe Perfiano Spofo di Ro-
fmiri .
Il Sìg. Xjlamhattfia Minelli Virtuoso di S, A.
S. il Sig. Principe d' Armjlat .
ARTABANO Contìgliero della Regina.
Il Sig. Giujeppe Rifìorini .
Gr Intermezzi fono rapprefentati da' Signori
Rofa Ungarelliy e Antonio RiJlorini Virtmfi
di S. A. S. il Sig. Prìncipe d' Armjìat .
La Mufica è del Sig. Gìufeppe Orlandìni Mae-
ftro di Cappella dì S. A. R. Gran Duca di
Tofcana *
ATTO
ATTO FRI MO
SCENA PRIMA.
Sala Reale addobbata per le Nozze.
Stativa y Megabìfe , Rofmìrl ^ Mitrane . G^iardie*
Coro. ^^^^^^Oh tuo Cinto > 0 Cafto Dio>
Un defio ftringi in due cori^
Batta Amore àli feftofci
E di rofe il letto infiori .
Col tuo €C*
Stai. Ma tu bella Rofmiri 5
Per le cui faufte nozze oggi fefleggk
II mio Regno , é la Reggia ^
Nel giubilo comua taci^ e fofpirii^
Che € affligge ì
Rof Noi fb^ Regina, e fento^
Che non è tutto meco il mio éoiiterito.
Meg^ Sovente dall' ecce/Io
Della foverchia gìoja
Un
IO ATTO
Un generofo cor rimane oppreflb.
Mìt. E ipeflò ancor la mano
A difpetto del core altrui fi porge .
JRo/. Occhio mortai r interno altrui non fcorge .
SCENA II.
Art ah ano , e detti .
Stat. A H Regina !
jlJl. Artaban?
Mìt, Parla»
J?o/: Che fia?
Art, O ecceffo > o fellonia ?
Mcg. Narra.
Art. AfTalita
La Reggia d'ogni intorno,
Si minaccia il tuo Solio , e la tua vita*
-Ro/ Cieli!
Stai. U autor?
Meg. L'indegno?
Mtt. Il traditore?
J?oy! Il rubello, T audace?
Stat. Chi fu ? Parla •
Art. Il tuo Duce ^
Il tuo più favorito , Arfacc
Stai. A r face!
Roi Mifera!
ODio!
PRIMO. Il
Meg. O Dio!
Mìt. Io prevedea ^ Statira ,
Che mercè T amor tuo pregno d* orgoglio
Egli un giorno dovea rapirti il Soglio ,
Stat. Và Megabife, e co' mici fidi affrena
L' impeto contumace . Faru Megahìfc .
Artabano, Mitrane,
Nel delitto d' Arface
Giudici eleggo voi ; fia voftro impegno
Di punire il fellone,
Benché del fallo fuo Tempia cagione
Sia delio di vendetta , e non di Regno .
Rof. Vendetta ? Ma perche ?
Stat. Perche punita
Fu da me con T efiglio
L'audacia di Barfina, unico oggetto
Del fuo cor , de' Tuoi voti > e del fuo ciglio.
Ro\, (Refpiro.)
Art. Nel tuo core ^^^^
Di già medita Amore
Le difefe del Reo,
Stat. T' inganni . Chi poteo
Tanto ofar contro me, con fua ruina
Neir Amante vedrà la fua Regina •
jRo/ Ed avrai tanto core?
Mit. E potrai farlo ?
Efaf-
l^ ATTO
Art. E foffrirallo Amore ?
Stat^ Se fido r adorai.
Non /peri traditore
Amore, nè pietà.
Amor faria roflore :
Pietà faria viltà . Se , ce,
SCENA III.
Mitrane^ Rofmìri^ Artahano.
Mit. T^Arla, mia Spofa, che t'affligge?
Rof 17 ODio!
Già prefago il cor mio
Di non intefi e inafpettati mali
Turbava la mia pace
Anco in mezzo a i piacer de* miei fponfali
Art. Lafcia che tema Arface .
Rof Aimè!
Mìt. Dì che paventi ?
Rof Non fo dirlo: è un non fo che>
Che fentir mi fa nel fcno
Or dolore , ed or pietà .
Ualma mia
Non diflingue che cos'è;
So che in me non vive il core
Nella prima libertà .
Non,ec.
SCE;
PRIMO. «3
SCENA IV.
Artahano > Mitrane .
Art. Ti /i Itrane , or che la forte (ri
X VX Ci porge amica il crine ^ or^ affèr-
In Arface s'atterri
U Idolo di Statira , e della Corte .
Mìt. Delle Leggi il rigore
Temer non fa quel Reo,
Che del Giudice fuo poffiede il core •
Art. Sin nelle regie foglie
Condur Farmi rubelle,
Sembra colpa leggiera? Amico all'oprar
Con la fpada d' Aftrea
Tolgafi in un illante
A me il Rivale odiato , a lei T Amante .
Non è degna di perdono
Sfortunata fellonia.
Queir ardir , che a me fa guerra ,
O fi prenda
Lungo bando in erma terra,
O ne attenda
Pena infame, e morte ria .
Non ^ ce
H ATTO
SCENA V/
Mitrane foto.
EGualmcnte fon ciechi Amore e fdegao,
E fol per quello temo,
Ch'egli impunito di fue colpe vada>
E cadati fopra noi
L'ire della Reina >
E i fieri Tdegni del nemico Arface:
Dall'altra parte poi
Sento ancor che conforto al cor mi reca
Un raggio di fperanza >
Che mai grado il timor mi dà baldanza.
Sento j è ver, che il nembo freme.
Ma pur dolce un aura fpìra,
Che il feren fperar mi fà ,
E queft'alma> che non teme,
Già quel lido , che forpira >
D' afferrar fperando và .
Sento, ec.
SCEMAVI.
Cortile .
Arface con feguito d amati y Megahtfe .
^^S^ A Mico, e qual furor fu mai cotefto?
-^^/ JljL AhMegabire,oDio!fondifperato.
Tu
PRIMO.
Meg. Tu con Tarmi rubelle
Invadere la Reggia
Arf Mifero! andare a voto
Tutti i difegni miei ;
E quanto m'acquiftai
Di merito , e d' onore
Col fangue, e col fudor tutto pcfdéi.
Meg. Signor quello trafporto.
Che ti rende furiofo e delirante ,
Creder mi fa...
Arf Sì> cheU tradito Arfacc
un infelice e difperato Amante.
Meg, Intendo : per Barfma
Arf. Ah, credi invano.
Meg, Qual altro amor.^
Arf. Partite: a te confido,
Partono gli arrìsati.
A te, che fai tacer, del cor T arcano.
Meg. Sai la mia fè .
Arf D'una fecreta fiamma
Per la bella Rofmiri arde il mìo core :
Ella con pari ardore
Corrifponde al mio fuoco.
Di me gelofa amante
Sofpira la Regina , e per mercede
Non ottiene da me che ofTequio e fede;
1^ ATTO
Gli affètti fuoi confida
Alla bella Rofmiri; efTa ehe vede,
Se mai (i fcopre il noftro occulto amore,
In qual periglio fia
La Aia vita e la mìa ;
per togliere ogni fpene a qucfto core ,
popò aver prieghi e pianti ufato invano,
Oggi a Mitrane , o Dio !
A difpetto del cor porge la mano.
Mcg^ Dunque per difturbar quelli Imenei
Al Palagio real correrti armato?
^4rf. Sì , pia tardi avvifato
Tutto, ahi lafTo! perdei.
^leg. Converrà dell' ^ccefTq
Palefar ìa cagione ,
jirf. O quefto nò .
Se a te lo confidai ,
Io ti confiderai altro me ftefTo .
Meg. Di che paventi ?
Arf. O Dio !
Efpprrei ridol mio
A ficuro periglio*
Meg. Perche?
Arf Tu pur vederti
Punita con r efiglio
L'innocente Barfina,
Sol
P R I M O. 17
Sol perche finfi amarla .
H^g. E perRofmiri,
Che ormai t'abbandonò.
Che ad altri fi donò, vorrai, che
Creduta fellonia
Una colpa d'amor?
HrJ. Sorte gradita.
Se dopo ch^ io perdei
Ogni bene in colei , perdo la vita .
M^g. Alletta lufinghiera
Sirena menzognera ;
Indi a morir condanna,
Cor faggio non fi fide.
Se amica forte ride, .
Quandp più rìde inganna .
Allettaee,
SCENA VIL
Arface y Rofmiriy poi Mitrane in difparte .
lof ± Rface , o del cor mio
jTj^ Adorato terror, caro fpa vento.
Tremante, e sbigottita
Nel tuo periglio, fenza alcun ritegno
Del rnio dover , del mio rofiòr io vegno
A procurar da te la tua falvezza.
irf Ah tiranna adorata ,
B Cru-
s8 ATTO
Cruda Rofmiri , oh Dìo !
Cerchi la mia falvezza , e intanto ingrata
Sofcrivi di tua mano il morir mio .
Mi tradifci in un tempo., e mi deridi ,
T'è cara la mia vita, e tu m'uccidi?
jRo/ Io t' uccido , o crudele ?
M'tt. ( O Ciel , che vedo ! )
Rof. Io , che pur di Statira
Per involarti all' ira ,
Ad onta del mio core
A Mitrane abborrito ofiìro la mano?
Mìt. ( Che intendo ! )
Rof Io?...
Arf Cerchi invano
Giuftificar sì barbaro difegno.
Chi ben ama, comprende.
Che tutto perde innamorato core ,
Quando perde il fuo amore .
Rof. Se la parte migliore
Dono a te di me ftefla, e la più frale
Confacro alla tua vita> e alla tua pace;
Per te quello mio core
Che potea far di più ?
Mit' (Scopro un rivale
Nel mio nemico . )
ko[. Arface,
Ami
PRIMO. 19
Ami troppo da vile, ami da ftolto,
S' ami ciò , che deplori . Io mi credea , (to.
Che il men eh' io amaffi in me fofle il mio vol-
Arf. Rofmiri > io tei confeflb ,
Non ho tanta virtiide: io fempre amai
Sede di più bell'alma il tuo bel velo:
Quefto è perduto ormai .
O force ! o amore ! o Cielo !
O perdita fatai, che sì m'accora !
E pur refpiro, e pur io vivo ancora?
Rof. Deh vivi , e in te conferva
lì fommo de' miei voti a ntiglior forte .
Di Statira al furore,
Che il fallo tuo di fellonia condanna ,
Opponi amor.
Arf Ah Rofmiri sleale!
A mifura del tuo peli il mio amore.
Penfi tu , che il mio core
Pofià cangiare affètti, e pofTa
Rof Addio:
j Se più t' afcolto , ahi lafTa !
I Me ftelTa, e'I mio dover pongo in obblio.
Arf Così mi lafci ingrata,
Nè vuoi ch'io t'ami più?
ì.of Sì, vi lafcio fofpirando,
Luci belle unr tempo annrate^
^0 ATTO
Dolce oggetto del mio cor ,
A pietà voi mi fvegliate;
. Ma non ite già fperando.
Uno fsuardo fol d' amor . cs
• Sì, ec.
S C £: N A Vili-
Mitrane , Arfac^ .
Mìt. A Rface, la Regina a sè ti chiama*
XjL Mi chiama per Mitrane,
A cui tbrfe fon note
Le cagioni, per cui. mi chiede e brama .
Mlt. Chi meglio di te puote
Saperne il fine , o immaginarlo almeno ?
Arf. Nulla fo.
Mit. Non tei dice
II rimorfo, che latra entro il tuo feno?
Rimorfo in fen d' Arface!
Mìt. Troppo è fordo quel cor , che nonlofente.
Arf Sinderefi non prova alma innocente,
Mit. Tal non la moftran V opre .
Arf E chi reo mi fofpetta,
Maligno iqfieme, e mentitor fi fi:opre.
Mit. Ora faper ti badi ,
Ch' hanno V altezze i precipizi accanto :
Ma la Regina intanto
Da te chiede ghedietiza , e non contrafii .
Nacqui
P R I MX>. 1
Arf. Nacqui grande , e tale ho il Core ,
Son fedel, fol vanto onore,
Nè giammai fuimancatór.
Sol la gloria è l' alma mia,
Che giammai non fa che ila
Nè baffezza , nè roflbr.
Nacqui, ec.
S C E K A IX.
Mitrane.
PErdafirofgOglidfo,
Che la parte migliore
M' invola di Rofmiri . Una fol morte
Punifca oggi due Rei : Si celi intanto
La verace cagione
Del fuo diletto , e fia
Creduto fellonia Tempio attentato.
Non fcufabil difetto
D' un amor troppo cieco e difperato .
Quel Torrente, che orgogliofo,
Finche'! gel gli accrebbe Tonda
Con fragore ftrepitofo
'Minacciò torvo la fponda ,
Pur al fin fi domerà.
Seccherà Tarfura efti va
Quel fovcrchio ondofo umore ,
■ B 3 E I
^^ ATTO
E rrflretto in breve riva.
Ogni armento, ogni pa flore
Per difpctto il premerà. Quel,ec.
S C E N A X.
Gabinetto.
S taf ira > Megahife .
Stat.^Y^ ^^^^ Cefsò il tumulto?
Mes.^ li Appena Arface
Mi vide comparir, che cedè il campo.
Stat. Dov'è? che fa T audace?
Donde fpera al fupplizio afilo e fcampo ?
Meg* Pien d'ofTequio e rifpetto
Per te il fangue> e la vita
Sempre efporrà . Quel generofo petto
Si duol eh' altri Io accufi
D' enorme reità > di fè tradita :
E che la fua Regina,
Che ha di fua fedeltà prove sì belle.
Di fellonia V incolpi , e di ribelle .
$tat. A ragion fi lamenta , io gli fo torto ;
Affalir la mia Reggia ,
Sforzare i miei cuftodi, e minacciarmi
Della vita , e del Trono:
Quefta è innocenza , e quefte
Di fedeltade , e di valore fono
Prove
PRIMO.
Prov»e affai manifefte.
Meg. Non fempre è reità quella , ciie pare ;
Parlano in Tua difefa
Cotante imprefe fue famofe e chiare;
Ma fiafi reo; vorrai veder punito
If oggetto più gradito
Della tua tenerezza, e del tuo amore?
Stat. Taci cotefto amor , che il rammentarlo
Raddoppia a lui la colpa, a me il roffore.
Meg. Se non hai più cor d'amante,
Abbi almen quel di Regnante
A difefa del valor.
Se condanni un innocente;
Quanto poi farà dolente
Il tuo Regno, ed il tuo cor^
Stat. A HIvifla!Eccoringrato!iogeIo&ar-
J\_ Tremo per lui, quando egli efulta , e
Confufo, e timorofo, (quado
E pallido , e tremante
Vederlo a me davan,te io mi credea ;
Ecco , che baldanzofo
Egli il Giudice fembra, ed io la Rea.
Se, te.
(do.
B4
Regina
ATTO
Arf Regina , eccoti Arface >
Eccolo cerini tuoi ,
Innocente fe'l credi, e reo^ fe'l vuoi-
Stat. Se r amor mio porco
Dettarti in petto un sì feroce orgoglio
Tremane ormai.
Arf Perchè? ^
Io non cerco perdon, che non fon reo;
Nè ti chiedo pietà , che non la voglio»
Nello flato prefente ,
In cui ridotto fon dalla mia forté,
U unico àe miei voti è la mia morte.
Stat. Converrà foddisfàrti . Hai tanto merto
Predò la mia corona >
Che il negar faria ingiuftó alle tue brame
Un orribile fine, e un fèrro infame.
Arf Del Carnefice il ferro.
Keca r infamia al reo, reca il cordoglio,
Ma per un innocente
Ogni arena ferale è un Campidoglio*
Stat. Ma , fe innocente fei , dunque tu brani
La morte fol, perche io divenga ingiufta ,
E la mia gloria ofcuri, eil nome infami ^
Perfido ! E in che t' off èfe
La tua Regina , ficchè foglio , e vita
Non fol le infidii , jna la gloria ancora ?
Regi-
P R I M O..
Arf Regina >
Io non ho piìi difeTa , il tuo foflegnò
Mi manca, e vedo ornai la mia ruind;
Ordina là mia morte .
Stat. E penfi indegno
Di fpaventar con quéfta il nlìò coraggio ì
Tu non curi il perdon , non vuoi difèfcs
Per fare uri' doppio oltraggio
Alia clemenza mia .
Arf Le tante imprefe
E per terra e per màrd
Fatte in tuo prò, fon le più certe e chiàré
Pròve di mia innocenza ; e fe il perdóno
Suppone il delinquente,
Implorar noi degg'io^ che tal non forlo^
Stat. D' ingrata e fconofcente ,
Nel render ricompenfa al tuo valoré^
Col rinfacciar Timprele tue, m^aecufi^
Delle Leggi il rigòre
Decida dunque il premiò e la niércedé^
Dovuti al tuo valore 9 alla tua fede ,
Arf. U invidia ^ é la calunnia
Unitefi à i miei danni
M'hari rapito il tuo affettò, e la iM fliiiiài^
E fafan sì , che la tua regia mano
Quanto mi foUevò , tanto m' opprimà
Sfar Non hai difefa;
Non vuoi perdono.
Non merti ingrato
Nemmen pietà.
Dell'ira accefa
Già fcoppia il tuono ,
^ne amor fprezzato
Furor fi ra. Non, ec
SCENA XII.
Cor4 ^rtn;"f
Ciré non mi lafcia in pace
Di^or con libertà del proprio core
Vengo
Che vuoi?
-^rt. Statira.. .
La morte mia ?
No: la tuafpada.
B.f-I'ra ' ^ '^^^> e ai che in effa
S^ci 11 ibftegno della Aia corona.
PRIMO. i-
Di tante fue vittorie
L' iftrùmento fedele , e di mie glorie .
\An. Guardie, a voi lo confegno.
Per tuo carcere intanto
Quefto reale albergo a te deftina,
Scorgi in mezzo al fuo fdegno ,
Qual clemenza ha per te la tua Regina .
SCENA XIII.
Arjace .
PER chi fpera, e defìa
Di terminar col vivere il martire.
La pietà , la clemenza è tirannia :
L' unico mio defire
E* di moftrare alla crudel , ch'^adoro ,
Che fe viffi per lei, or per lei moro.
Due prove di valore
Darà il mio core.
Una di gran coflanza,
L'altra di grand' amor.
E intrepido , e da forte
In sofferir la morte
Io moftrerò abbaftanza,
S* ho fedeltà nel cor.
Due ec.
ATTO
— ^
28 ■ I
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA.
Salone con Trono.
Stativa y Mitrane y Art ah ano. '
Stat. I per Bar/ina cieco amore, e fdegno,
|-H Cherpinfe ArfaceaUattetatoìnde-
^rr. JL Regina , cosi vuoi;, così pur fia ; (gno.
Ma di fua fellonia
Indubitate prove io tengo in mano.
Stat. Che mi dici, Artabano.?
Art. Queflo foglio diretto
AI Generale Arface, ed intercetto
Per opra mia nelle tue mani io rendo .
Stat. Che farà } Dario fcrive } O Ciei che intedo?
Legge.
Amico , io mi ripófo
Tutto fui zelo tuo , fulla tua fede :
Se , mercè il tuo valor , giungerò mai
A poffeder cote Ha regia fede >
Meco del Trono a parte ancor farai ;
E r oggetto y per cui
Pena amante il tuo cor^ da me otterrai ^
Dario •
E pur
SECONDO. 25
pur quefto, o Dio!
Di Dario Tiinpoftore
Il carattere noto al ciglio mio.
Ah fcellerato Arface, ah traditore.
Olà, tofto fi guidi a me davanti.
Mit. Afcendi al Soglio, e di giuft'ira accefa
Chi fprezzò Tamor tuo', provi il rigore.
^rt. Tanto più grave a noi giunge Toftèfa^
Quanto più caro a noi fu T ofìènfore .
SCENA II.
St atira fui Trono y Mitrane y Art ab ano ^
Arface .
Mìt, TrjCcoil Superbo.
Stat. ij E pure,
Miei fpirti , vi turbate ,
Al comparir del Reo, vili, che fiete;
Se punito il volete ,
Avvertite, occhi miei, non Io mirate .
Art. Arface , a te s' afpetta
Render ragion di tua condotta . Armato
Affalifti la Reggia , e di vendetta
Fu creduto un defio mal configliato:
Ma nuovi indizii , e prove
Aggravan le tue colpe :
Tu ne adduci, fe n'hai , le tue difcolpe.
Non
3Qt ATTO
Non parli?
Mit, Reo che tace,
Già fi dà per convinto.
Stat. Perfido , e contumace
Rinunzia alle difefe ed al perdono;
Ed io lo foftro.\
Art. A quefto reggio Trono
.RubelIo> e traditor ti fcopre un foglio
Di Dario a te diretto ,
Rifpondi ?
Stat. ( E tace ancor ? )
Mìt. Vedi che orgoglio.
Art. Nuovo delitto è quefto tuo filenzio .
Mit. Qui di tua fellonia
Leggi Faccufa, il teftimon, la prova.
Difènditi, fe puoi. Gli dà il foglio
Che il tacer non t' afTolve , e non ti giova ,
Arf Foglio infanfie, e mendace
D'ofcurar le mie glorie,
Coir accufarmi reo non è capace.
Senza degnar neppur d' un guardo fole
L'indegna carta, al fuolo
Lacerata fen cada , e fi calpefle .
A fmentir le fue note Straccia il foglio
Con linguaggio più fido, e più verace
Parlano le mie piaghe, e parlan quefle .
S E C O N D Ó. Il
llluftri cicatrici;
Nè al Tribunal della calunnia Afface
Rende dell'opre fue ragione alcuna.
Quante più prove aduna
L'invidia contro me, più fi confonda,
Col mi*o tacer rifponda
Per me la fama , il nome , il valor mio .
Bafta , di mia innocenza
Confa pevdi fiamo il Cielo, edNiò .
Art. E così ti difendi?
Mìt. E il giudizio d' Aftrea
Così fchivar, così fuggir pretendi?
Stat. E tanto ardir conferva un alma rea?
Quefto è troppo . U ingrato fcende dal Trono
S' abbandoni al fuo fato • Arface , addio :
Reftati ornai . Mitrane , ed Artabano
Decidan la tua caufa ; a loro io cedo
l'utta la mia autorità reale:
Superbo , e disleale , a quel eh' io vedo ,
Sprezzi la mia clemenza , e il mio favore ,
Prova la mia giuftizia , e il mio rigore .
Arf. Ciò, che mi fa fpa vento.
Regina, è quefta vita omai nojofa;
S' effer mi vuoi pietofa ,
Ordina la mia morte, e fon contento.
Stat. Se vuoi morire , inarato ,
Oggi
|z ATTO
Oggi al mio piè {venato
Cadrai . . . . ( che difli ? o Dio ! )
Sì y SÌ cadrai •
Schernita , e poi tradita ,
Del Regno , e del cor mio
Punir in te vogrio..:.
(Cieli, e chi mai?)
Se ec.
s e E N A III.
Mitigane , Arface > Artahano , Guardie .
Art.£^ I A partì Ja Regina, Ar/iice or puoi
Vj[ Libero favellar.
Arf. Sì, sì con voi
Libero parlerò- L'odio e il livore
Vi armò contro di me. Vi alzò la forte,
Non già il merto , ^ il valore ,
Quai vapori maligni
A tentar coir infamia, c con la morte
D'ofcurar la mia gloria, e la 'mia vita.
Per voi la frode alla calunnia unita
Macchine forma air innocenza . A tale
Indegno Tribunale,
Da cui flan lungi , e la ragione , e il dritto ,
JE colpa il merto, e la virtù delitto .
Mtt, Coir infili t^r il Giudice non refla
S^E C O N D Q. 33
Difefoil^eo-
^r/. O tue difefe adduci,
O alla tua pena ornai , fellon > t' appretta J
^r/ Fifla il guardo in queft' afpetto >
Ad Artab.
E vedrai, qual fia il mio core,
Che rinìorfi in fe non ha.
Leggi impreffa in quefto petto
A Mitrane.
A caratteri d'onore
La mia bella fedeltà .
Fiffa ec.
S C E N A IV,
Artahanoy Mitrane,
Art. Affretti la fua morte ;
ikf/V. 1^ Ma del fogho di Dario
Dimmi y da te intercetto ?
Art. Era il foglio di Dario a me diretto,
Dario per opra mia fe giugne al Trono,
Sia mercede , o fia dono ,
La fua Cugina a me promette in fpofa .
Mit. Un amor difperato e che non ofa ?
Art^ Non perdiam tempo. Io vado
A fcriver la fentenza ;
Mitrane la fofcriva, e Arface muora.
G Van-
34 ^ ATTO
Mìt. Vanne; a' noftri interefll
Eflcr potria fatale ogni dimora .
Art. Col favor amica ftella ,
Sinché fpira aura feconda ,
Si conduca il legno in porto:
Pria che forga atra procella,
E che refti in mezzo air onda ,
II Nocchiero, e il legno afforto.
Col , ec.
S C E N A V.
Mitrane.
VOI mi latrate in petto
Rimorfi di virtù, ma non v'afcolto;
Se r affètto, ed il core,
Arface di Rofmiri , o Dio ! m^ ha tolto ,
Finch' ei vive non cefla il mio timore .
Così teme Taugellino
Queir artiglio, che in periglio
Pofe già la fua compagna .
Teme al moto d' ogni fronda ;
Teme air aura , teme air onda •
E tremante ognor fi lagna .
Così , ec.
SCE-
S E C O D O. 35
SCENA VL
Rofmìrìy Mitrane.
RoJ. A Lr amico fe' nota
jTj^ Arface la cagion del fao trafporto,
Mifera! e quella io fui.
Mìt^ ( La mia vendetta
Cominci da cortei.)
Rof. A me s' afpetta
Portar dunque il rimedio a sì gràn male .
Mìt. (Vada pofcia a finir nel mio Rivale .)
Rof Corro a Statifa, sì
Mit. Ferma, mia Spofa,
Dove sì frettolofa?
Rof ( O incontro ! o Dio ! )
Mìt. Perche mefta, e confufa,
Pallida, e sbigottita
Sdegni incontrar col guardo il guardo mio?
Rof. (Che dirò?)
Mit. Non rifpondi?
S' ancora ti confondi
Per r ecceffo d' Arface ,
Che importuno llurbò noftri Imenei ,
Rofmiri, datti pace,
Serena il cor , già vendicata fei .
Rof Come?
Ci Con
3$ ATTO
Mìt. Con la fua teda
Il Fellon pagherà Tempio attentato;
Convinto di rubello, e condannato.
Rof Oh Dio ! Mitrane, in quefta guifa, in queftà
Servi a Statira ?
Mìt. Nel punir l'indegno,
Io fervo alla Regina ,
Servo al pubblico bene , e fervo al Regno •
Rof. Anzi morendo Arface,
Al Regno la difefa ,
Alla Regina il core,
Ed al pubblico Ben togli la pace*'
Mìt. E a Rofmiri T amóre.
Rof A me ? Che vuoi tu dire ?
Mìt. Con linguaggio fincero
Parli il tuo core : Adori Arface ?
Rof. ^ vero.
Amo un Eroe ben degno
Deir amor di Rofmiri ; e fe a lui rendo
Ciò, eh' io devo al fuo merto> in che t'offendo?
Mìt. In che m' offèndi ingrata ? A me dovuto
Per ogni legge è quel tuo cor; chi tenta
Di rapirmelo , è reo di grave ecceflb ;
E sVio cerco punirlo.
Servo al giudo, air onor , fervo a me ftefTo .
SECONDO. iy
SCENA VIL
Rofmìrì.
Anne pure, Mitrane, io fo qual fia
f II debito di Spofa . Ha nobil Donna
Per anima Tonor . Di gelofìa
Non t'acciechi il veleno.
La mia deftra, il niio onore, e la mia fed©
Quefto d"* Arface la virtude adora;
E per lui prova un innocente amore ^
Son ape amorofa.
Che a bel gelfomìna
D' intorno s' aggira j
Lo guarda , e fofpira :
Ma poi rifpettofa
Toccarlo non ofa.
Se un aura molefta
Si defta al mattino,
Il nembo vicino
Le reca timore;
E'I candido fiore
Rifpetta gelofa.
Tutto è tuo, fuorché il core.
Son,ec.
Ci
SCE-
j8 ATTO
SCENA VITI.
Anticamera con Tavolino da fcriverc .
Sìatìra , Artahano con un foglio .
Art^ A '^^^^^^^^ capital fentenza
jjr\^ Manca la firma di tua Regia mano.
Stat. Porgi il foglio, Artabano.
Pone il foglio fovra il Tavolino.
Dimmi di fua innocenza
Quali adduce difefc?
Art. In oltraggi ed ofFefe
Contro i Giudici fuoi prorompe, e chiama
Il fuo nome in difèfa , e la fua fama .
Stat. Superbo!
Art. A chieder grazia
Indurlo io pur volea a tua clemenza^;
Ma con empia infolenza
Rifpofe... ODio! Io m'arroffifco e taccio.
Stat. ( Mifera ! ed io per lui ardo, ed agghiaccio.)
Vanne, Arraban, procura
D'impedire i tumulti, e fia tua cura
Far prender V armi , e raddoppiar le guardie ,
Dove fia duopo . Arface
Troppo al Popolo è caro.
Art. Vado a porvi riparo,
E fulla fede mia ripofa in pace.
SCE.
SECONDO.
SCENA IX.
Statìra , poi Megahìfe .
Stat. TT» Pur anco a difpetto ('grato,
B i Di mia clemeza^e del mio amore, in-
Non vuoi perdon, non vuoi pietà , vuoi morte!
Si contenti > Statira , e V oftinato
Ad onta d'ogni affètto
Veda che al par di lui fai effer forte.
Sofcrivi il fatai foglio, e la funefta
Sentenza . . * o Dio ! ma qual viltade è quefla ì
Palpita il core , e dalla man tremante
Cade la penna: Ah regi fpirti, e voi
Di un ofìèfa regnante
La maeftà non foftenete ? Indegni
Del fangue che animate,
A quai roflbri, a' quah fchernì ed onte,
Mifera, la mia fronte ora ferbate,
Meg. A" piedi tuoi , Regina ,
Non per T amico Arface,
Per r intereffe tuo tremante io vegno .
Stat, Megabife > che vuoi ?
Meg. Salva il tuo Regnò,
Salva la gloria tua, fai va te fteffa .
Non cerco nò , fe opprefTa
Sia r innocenza; o fe a ragion punita
C4 Vcn.
40 ATTO
Venga la colpa : folo
Ti rammento qual vita . , . . *
Stai. Sì Megabife , io lodo
Per r amico il tuo zelo, e la tua fede*
Dimmi per la falvezza
D'un Favorito ingrato e fconofcenté.
Che pofsMo faf di più? scegli è innocente
Porti le Tue difefe; e s'egli è reo.
Pentito al regio Trono
Chieda grazia e pietade , e gìi perdono *
Meg. A implorar tua pietade
Al tuo pie genufleflò y
Per opra d^amiftade,
Deh mira in Megabife Arface rtelTo*
S' inginocchia *
So, che queir alma altera
Umiliarfi fdegna *
Stat. Alzati y e fpera *
Fa y che per ordin mio qui fi conduca .
Con promefTe è lufìnghe ,
Se con minaccie non fi può, sMnducn
A chiedermi il perdono.
Meg. Ma fe ancora oftinato
Ricufa?
Stat, Se r ingtato
Quell'ultima finezza
OelU
SECO N D O. in
. Della mìa renerezza
Sprezza fuperbo, e non iì rende; allora
Non fperi più: vada al fuppIicio,e muorAi
Meg. Muora chi fh'l tuo bene;
Ma poi delle tue pene
Amor fi riderà.
E il difperato core
Del fiero fuo rigore
Tardi fi pentirà* Muora^ee*
S C E N A X.
Statìrd y poi Arface ìncatenaté *
Stat^ Là , tofto d' Arface
Mi fi rechi la fpada* Epurtuce^i
Orgogliofa Regina ,
Trionfa amor di maeftade, e vedi
Avvilita da te la tua grandezza x
Offri il perdono > e tremi,
Se lo ricufa il reo , fé lo difprezza *
Arf. Quefl:'è la prima volta.
Che in ceppi vergognofi avvinto il pìed€
Ti fi prefenta Arface ^
Ben cento volte, e cento
Vinto r Armeno , e debellato il 1 race ^
Cinto di palme, e dì nemiche prede >
In atto trionfimtej
45 ATTO
Tu'l fai. Regina, ei ti comparve innante.
S^at. Lo fo, tu mei rammenti, ed io t'intendo.
Detefto il mio rigore ,
Sciolgo i tuoi ceppi , e al primo onor ti rendo.
Olà, tolgafi al piè quel laccio indegno,
Ed al tuo fianco invitto
Torni la fpada illuftre , il gran fodegno
Di quefto foglio . Siedi .
Ciafcuno fi ritiri ; Arface ficdi .
Arf. Se reo ancor mi credi ,
Improprio è il trattamento; e fe innocente
Coir onore prefente •
Tu non riftori il mio paffato oltraggio .
Stat. Siedi Arface, e più faggio
Provvedi alla mia gloria, alla tua vita.
Arf. Da me , che vuoi ?
Stat. Giacché per me finita
d'Amore ogni fpeme, io chiedo almeno,
Ch'abbia acor lamia gloria, e che tu viva.
Vedi , ingrato , fe meno
Darmi tu puoi, fe chieder men pofs'io.
Per falvar la tua vita , e V onor mio .
Convìen fra noi che ci porghiamo aita :
Salva tu la mia gloria , io la tua vita .
Arf. Per foftener la gloria tua , finora
Che non oprai. ^ Lo fa la Perfia, il Mondo,
Sallo
SECONDO. 4j
Sallo il Ciel, tu Io fai.
^tat. Io non confondo
Quel, ch'ora fei, con quel che fofti allora.
Arf Io fon fempre lo ftelTo.
Star Alle tue prime imprefe
Non corrifponde il tuo ultimo ecceffo.
Arf Tu dunqne reo mi credi?
Star. E come tale,
Chiedendomi il perdono ,
La tua vita confervi, e Tonor mio.
Ma fenti , disleale ,
Senti, ingrato, qual dono
Al pentimento tuo pentita anch' io ,
Con mio danno e roflòre or ri preparo.
Sentilo, e quindi apprendi,
Quanto cofti al mio cor, quanto fei.caro.
Barfina — a queflo nome
50, che ti brilla il cor, benché il tuo ciglio
Non palefi il cotento,
Barfina dalF efiglio
Richiamo ( o Dio per me che fier tormento! )
51 , Barfina , cagione
De^ miei difprezzi , e fortunato oggetto
DegU amor tuoi io dono... (e ^ foftrirò!)
Io dono ... (ah chMo morrò ) Spofa al tuo letto.
Arf. E mi credi sì vile.
Che
44 ATTO
Che a dichiararmi reo col pentimento,
Indur queflo mio core,
Se il timore noi può, lo pofla amore?
Io chiederti perdono? E di qual fallo?
Softien pur la tua gloria^ e la tua pace.
Refli Barfina in bando, e muora Arface*
Stat^ Nè pure a sì gran prezzo
Poflo ottener da te . . . vedi fegnata
Su quefto foglio è la fatai fentenza.
Manca fol ch'io jfofcriva, anima ingrata.
Se con la mia clemenza ,
Se co' favori miei or io non feppi ...
Arf. Sofcrivi; eccoti il ferro, io torno a* ceppi.
Torno a i ceppi , vò incontro alla mortej
D' empia forte disfido ogni oltraggio .
Può mancare Io fpirto al mio feno ,
Venir meno non puote il coraggio .
Torno, ec.
SCENA XL
Statìra , poi Rofmìrì .
Stat. TT^ Tardo ancora ? e dopo tali , e tante
1^ Scherni ed offefe , ancor femina inde-
(gna
Trattieni il colpo, e poni il freno alKira?
Mora il fupcrbo,3Ì mora • Stativa ^ Scrìve.
Che
SECONDO; 45
Che facefti, o inumano,
O barbaro mio core, o donna ingrata,
O penna fcellerata, o iniqua mano!
Come ? . , . è ancor la pietade
Importuna al mio core?
Vieni Rofmiri, e della mia viltade
Co' rimproveri tuoi crefci il roffore.
Per indur Toftinato
A chiedermi pietà , fenti , che orrore ,
Che tormento per me, chiamo Barfina
Dair efiglio al fuo Ietto, e pur l'ingrato
Sdegna
Bof. Nò, mia Regina,
Non arfe mai per lei d' Arface il core .
Quefto infelice volto ,
Quefto è reo d' ogni ecceffo : in me ravvifa
La tua Rivale sì
Stat. O Ciel , che afcolto !
Quanti fiete a tradirmi ?
JRo/ E tradimento
Tu chiami il facrifizìo, in cui Rofmiri
Svenò la propria quiete alla tua pace ?
Per togliere ad Arface
Ogni fperanza , e che più far pofs' io ?
Ad onta del cor mio
Porgo a Mitran la mano .
^ Per
4$ ATTO
Per troppo amore infano
Corre Arface a turbar noftri Imenei,
Aflalifce la Reggia > e T attentato
Creduto è fellonia: la fua difefa
Sdegna produr per gì' intereffi miei •
Stat. Nuovo veleno in petto
M' infonde gelosia : •
Muora il perfido , muora,
E per giuftizia , e per vendetta mia .
Rof Regina , alla tua pace
Svenai! mio amor: atto sì illuftre e forte
Fa comparirti Arface
Più indegno di perdon, più reo di morte ?
Stat. Rofmiri , il mio trafporto
Perdona , o Dio ! io mi querelo a torto
Sì , r aifolvo ìonocente ;
Ma il delitto apparente
D'ardita fellonia
Chiede eh' io falvi infieme
Con la fua vita anco la gloria mia .
Vanne , e fe '1 viver fuo pure a te preme ,
Parla ad Arface, induci
Queir oftinato a domandar perdono.
Offri , prega , minaccia^.
Molto puoi nel fuo eore;
Se motivi badanti a lui non fono
La
SECONDO. 47
Lafua vìta,e'l mio onor, fiagli il tuo amore
Vanne, fofpira, e prega.
Quel fiero cor ; chi sa ,
Forfè fi cangerà .
Se un guardo si ritrofo
Potè fvegliarvi amore.
Or mefto e lagrimofo
Pietà vi defterà .
Vanne , ce,
SCENA XII.
RofmìrL
SE non falvo il mio Arface ,
Tutto, ahi laffa! perdei- Per me tradita
Refta ogni mia fperanza , ogni mia pace ,
La Patria, la Regina, e la mia vita.
La fida Rondinella
O quanto fi confola ,
Se vede in libertà
La fua compagna .
Se in lacci poi la mira >
S* adira , fugge , e vola >
Ripofo alcun non hà >
Torna, e fi lagna.
La , ec.
ATTO
AT TO TERZO
SCENA PRIMA
'4Ìrf yr Orte sì vile a me ?
Cieli > Numi, perchè?
JL T JL Perchè fpendei
Il fangue e i fudor mìei
Per un'ingrata ì
Ah Megabife > vieni ,
Vieni amico , e ravvifa ,
Ravvifa in me , fé puoi , quel primo Arfacc:
Vedi r invitto , il fortunato y il prode >
Vedilo condannato ,
Vittima dell'invidia, e della frode,
Lo vedi ? il credi tu ?
Meg. Innocente t'aflblve
La tua Regina , e fol da te defia y
Per fàlvar • la fua gloria ....
^rf Ch'io con un atto vii sfregi la mia.
No, no, con giuftq orgoglio
Più della vita ancor prezzo mia fama >
Viffi cpn gloria, e tal morir io voglio.
Carcere.
Arjaccy poi Megahife .
TERZO. 49
Meg. E gloria , o Dio ! fi chiama
Morte d' orrore , e di vergogna piena ^
Aff' Reca infamia il delitto, e non la pena,
Meg. Se della vita , e del tuo onor non hai
A sì fiero defio ritegno, o freno.
Signore, abbialo almeno
Dall'amor tuo la tua Kofmiri....
Arf Ah mia ?
Mia tu chiami Rofmiri ?
Quando fpofa d'altrui ?. . • mifero ! quefta,
Quefta perdita fol rende la vita ,
Più della fteffa morte a me funefta .
Privo di leì...o Dio! Di Megabife,
Ella è informata appieno
Della fventura mia? Quel fuo bel corej
Se non dolpr, fente pietade almeno?
Meg' Quanto cofti al fuo core
li confervar quefta tua vita, il faij
Pur contro a i di lei voti
Oftinato così morir vorrai?
5 C E N A IL
Rofmiri , e detto .
K/V.Ti yr A che fia?
^''/ÌVJL Gid! che veggio?
Rofmiri!
50 ATTO
Meg. Ah bella , vieni ;
E fe giuftizia , onore ,
Amiftade , e ragion non poffon tanto ,
Di toglier Toftinato
Al rigor dei fuo fato ,
Tutta la gloria fia del tuo bel pianto-
Da torbida procella
ScofTo qua! navicella
Vaghe lucenti ftelle >
V oi sì pupille belle ,
In porto lo guidate ^
E in lieta calma .
E naufragar giammai
Scorta da i fidi rai
Non potrà V alma • Da , ec
SCENA III.
Arfacey Rofmìrì.
Arf'lT^ Qpal forte è la mia , bella Rofmin
li E lo foffre l'invidia,
Che pria del morir mio ,
Io ti riveda , e poffa dirti addio ?
Rof Arfacc, fe'l tuo amore
Sia tal qual mei credei ,
Meglio il conofcerò, fe dd tuo onore.
Se di tua vita , e di tua gloria amante ,
TERZO. SI
De' tuoi perfecurori
Le macchine atterrando, e T empio fdegno.
Involerai '1 tuo capo al ferro indegno.
ArJL^EAa vita , e la gloria ,
Per te fola , o mia bella > a me fu cara;
Or, che la forte avara
M'involò con Rofmiri ogni mio bene,
Non ho più che falvare; ogni mia fpenp
Perì nelle tue nozze; e la tua mano.
Col porgerfi ad altrui,
vjOn decreto inumano
Segnò la morte mia.
Rof. lo fegnai la tua morte? Ingrato Arface,
Io, che'l ripofo mio, che la mia pace
Svenai per la tua vita , io la tua morte?
Io, che le tue ritorte,
Il decoro e 'I dover podi in obblìo.
Vengo a bagnar di qucfto pianto mìo ,
Che più d' amor , che di pietade è figlio ?
Arf. Rofmiri , del tuo ciglio
£^ troppo tardo , è troppo ingiufto il pianto ;
Già mio più nobil vanto
innocente morir, che viver reo.
Vivendo io non potrei
Soffrirti Spofa d'un Rivale odiato, *
Dairamor mio, dal mio furor portato
Dz Rapì-
$% Atto
Rapirci . . . sbranerei . . . o Dio I perdona
Quefto infano trafporto al mio furore:
Qualche sfogo fi dona ,
O mia cara Rofmiri , a chi fi muore •
jRof. Dunque muori oftinato? „ e di te (ledo
3, E di tua fama, e degli amici tuoi,
„E della Pattia tua pietà non fenti?
„ Di quefti occhi dolenti
55 Refifti al pianto, e vuoi ? —
^rf Sì, vo' morir. La vita
Per te , per la mìa Patria a me fu grata ^
Tu col fpofarti altrui
Moftrafti, eh' io non fui degno di te,
£d io morendo alla mia Patria ingrata^
Moftrerò pur che indegna ella è di me .
Rof. Ah s'a fmorzar quefto crudel desio
Non ha forza il mio pianto, abbialo almeno
Barbaro, il fangue mio: vedi mi fveno.
Cava un filetto , e Arjace glielo toglie ,
Arf Rofmiri , o del mio fato
Rigor fpietato, e tirannìa novella,
Tu vuoi deforme tanto
Render la morte mia , quant'ora è .
Ma già della mia morte
Ecco l'annunzio; è tempo,
Che a morir mi prepari:
Adfaio
TERZO. 5$
Addio, crudeli e cari
Lumi, già mìo conforto > or mio martoro-
Rof Cieli ! io mi muoro-
Arf Soccorretela y o Numi* Ah! nonlafciate
I, Priva di voftrà aita .
LMnfelice Rofmiri^ anzi il mio bene.
Sii , che tardate ? Sordi
Siete così? Rofmiri, oh DioJ Rofrairi...
Ah che le mie querele
lo fpargo al vento ; ella non m^ode . Torna j
Sì , torna , o cara : un altro fguardo folo
Concedi al mio dolore; e poi, fe vuoi
(Con queir amor, che in tesi fido io vedo)
Pianger V Amante tuo ; sì , tei concedo .
Vengo a morte: non mi duole >
Empi, barbari, il morire:
Ho fortezza , ed ho valore .
Sì, ti lafcio, o mio bel Sole^
Sì, ti lafcio, al tuo morire
^ Privo d'alma, e fenza il core.
Vengo, €C,
SCENA IV-
Rofmkh
AH crudeli ! fermate :
Dove, alii Ia0à! il guidate?
D3
ATTO
Ah fol perche mi ama , ci vuol morire :
Anzi perche mi ama, la crudele
Statira a morte lo condanna; oh Cielo!
O perfida Regina!
Che così ingiufta mente
A un Uom sì grande un tal morir deftina
Ma fe a punir l'indegna
Il Cielo non s* affretta,
O vo' morire, o ne farò vendetta.
Invendicata
A i neri lidi
Queft'alma mifera
Non fcenderà.
O a quella ingrata
Con fiamme e ftridi,
Qual furia orribile
Ritornerà.
Stat. TJ Alpita in petto il cor : da un FavorìtOi
X O Regina avvilita ,
Pendono la tua gloria , e la tua vita .
Mega-
Invendicata , ecc
SCENA V.
Luogo magnifico.
TERZO. ^5
Megabìfe, sì mefto? Ah nel tuo volto
Leggo eftinta la mìa , la tua fperanza .
Meg. Regina invan fi tenta
' Con lufinghe, o minaccie un alma forte;
Nè Tafpetto di morte,
V Nè ragion , nè amiftade
Poflbn indur quel core a tal viltade.
SCENA VI.
I JRofmìrì frettolofa y e detti.
Rof Razia, Regina
Stat\ji E ben, Rofmiri? Arface
Rof. Pietà, Regina, egli è condotto a morte-
inginocchia .
Stat. A morte ? Megabife ,
Corri, vola, io Taffolvo, a me fi guidi •
(Ah, Regina fuperba, alfin ti rendi.)
Rofmiri, non tardare a lui ritorna •
Soccorri T infelice.
Rof Ah , Regina , pavento
Tarda non fia la tua pietà. Artabano
Mi trattenne importuno a te V ingrefTo .
D4
ATTO
SCENA VII.
Stdttra^ Artahano^
Stai. A H fcellerato ! adeffo
jTj^ Apro al ver le pupille *
Artabano, Artabano^
Che faccfli d'Arface?
Art. Quanto il giufto ricerca ^
L'intereffe del Regnò, e la tuà pace.
Stat. Perfido, la mia pace,
La giuftizia , il mio regno
Voglion eh' ei viva ; e s avverrà che a tempd
Non giunga Tordin mio, tu del mio fdegno>
Tu proverai '1 rigore .
Art^ Feci quanto dovéa, non ho timore.
Avrò il vanto d^ intrepido e forte,
Se contraria , e nemica la forte ,
Sfortunato farà il mio deftini
Nò y non teme mortale perigfio
Chi alla gloria coi faggio configlio
Immortale s^aperfe il cammin. ,
Avrò,ec. J
TERZO.
^7
S C E N A Vili.
Stativa . '
Ual turbine di mali
' Muovefi contro me ! Cieli , con quante
Onor, dovere^ amore
Così dunque cedefte ad un inganno^
E cangiafte mia gloria ia grande affanno-
Più del Regno , e più del Trono
Quanto fei cara e gradita ,
Solitaria dolce vita
D'innocente Paftorella .
Bella calma gode il core,,
Senza fpene , o rio timore :
In te verfa ogni fuo dono
Ciel benigno > amica flella.
Nel partire incontra in Rofmiri\.
Stat^ 'Ty Ofmiri^ ora conofco . . . Ah così predo
Ritorni 5 Megabife^
Pai lido 5 folo 5 e mefto ^
Mifera! intendo.
Cure aflalite il mio povero core!
Più 5 ec.
ODìo,
5S ATTO
Meg. O Dio, Regina > o Dio !
Stat. Tardo forfè giugncfti ?
Meg. Tu il più prode guerriero,
10 r amico più caro alfin perdei.
Rof. (E che cerco di più?)
Si ritira in parte l
Mìt. (Parte Rofmiri,
Per ceiar il fuo pianto agli occhi miei . )
Stat. Sventurata Regina , e vivi , e fpiri^
E tu, Giudice iniquo,
^ScelIerata cagìon d'ogni mio danno.
Miri con ciglio afciutto
11 mio duolo, il mio affanno ?
Rofmiri afflitta , e fola
Tu pur mi lafci in braccio al dolor mio?
Chi mi foccorre , o Dio \ chi mi conlbla ?
Deh vieni > e mi rammenta
Il mio fchernito amore.
Parlami deli* ingrato
In modo , eh' io ne concepi/ca orrore •
Strappalo dal mio feno, e fe non pucé
Svellerlo fenza il core,
Il cor fvclli con effo, e tei perdono.
Rof. Piaccffe al Cielo almeno,
Per temprar il mio duol con la vendetta,
Ch'io frappar ti potefii il cor dal feno.
Mia
TERZO. S9
Mìt. Mia Spofa, e qual furore è mai cotcfto?
Rof loy perfido, tua Spofa?
D' Imeneo sì funefto
Recifo è'I nodo ornai. -
Stat. Rofmiri , così audace
Ti rende
Rof. Sì, mi rende
Un dolor difperato , ma ingegnofo ,
Un dolor, che ha faputo
Trar dallo fteflò affanno il mio ripofo •
Stat. Con chi parli ? ove fei ?
Rof. Son innanzi a colei ,
Che fuperba pretende
Tiranneggiar gli affètti , e far ne' cori
A fua voglia e piacer nafccr gli amori ,
Stat. Olà, taci, e s^arrefti.
Rof E che puoi farmi ?
Del mio fupplicio io llefla
Già mi prefi la cura ; ed in brieve ora
Tu mi vedrai del mio deftin Signora •
Meg. Che feùto !
Mit. E che facefti ? o Cicli ! o Dei !
O mia Rofmiri
Rof. Indietro
Oggetto troppo odiofo agli occhi miei.
Se per falvare Arface,
Io
6o ^ATTO
10 ti diedi la mano, e non il core j
Ora un lento veleno
Mi pone in libertà del primo amore «
Cigno a morir vicino.
Lieto del fiio dettino.
Dolce cantando và .
U aura fi tace , e V onda ,
Non muove/i una fronda
In fegno di pietà .
Muoro contenta anch* io ,
Che morte all' Idol mio
Al fin mi renderà.
Cigno , ec.
SCENA X.
Statìra , e detti .
Stat^ TI iC Egabife, pietà, pronto > deh fiegui
IVI infelice.
Meg. Secondi ■
11 Cielo i voti miei .
Mìt. Son difperato, o mia Rofmiri> o Dei ! ^
Stat. Ed io vivo, ed io redo?
Ed avrà men rigore
Del dolor di Rofmiri il mio dolore ? v
O giorno, infaufto giorno.
Quanto m'hai tolto ! e pure
Mi
TERZO.
- Mi lafcia in vita, e mi riferba il fato
A fciagure peggióri .
\ilt. A fciagute peggiori, io tei prcdìtx^
Ti ferba, o donna, il tuo deflin. Scacir;ii
Odimi , e fe finora
Piangefti per amor , piangi per irà .
Dario ormai più non teme
Chi gli contrafti della Perfia il Soglio?
Lo fcellerato foglio,
Che fe* crederti rea di fellonia
I II tuo più caro il più fedel foftegno
Al perfido Artàbano era diretto ♦
Stat. Ah fcellerato! Ah iniquo! ,
Mit. Tu fjx)gliata del Trono,
Privata Donna, ad Artaban riibello
Sei deftinata in dono ,
Tanto ha tramato un tenìerario amdf©*
Piangi , mifera , fci
Prezzo del tradimetìtó al traditore*-
Star. Èd io ti folFro ancora?
Perfido.....
Regìnàv.
XYJL Vive Rofmirì, é fpiìW./*
SCEMA %t.
^ ATTO
Stai. Lo voglia il Cielo almen.
Mit. Ah fbfTe vero .
Stat. Coir iniquo Aitabano,
Quefto complice indegno, olà^ s'arrefti.
Mìt. Già previdi il tuo fdegno :
Eccoti il ferro: prendilo: con qucflo
Previeni la tua forte,
Miiera donna , ti trafiggi il core j
Se per darti la morte ,
Or non ha tanta forza il tuo dolore .
Stat. Megabife s'apprefti
Il lor fupplizio.
Meg. Afpetta
Grande al par del tuo amor la tua vendetta.
Mit. Fragil nave , allor che vede
Naufragar nemico legno.
Lieta cede al vafto mar .
Se al mio fato
Staffi a Iato
La rovina del tuo Regno ;
Il morire è trionfar.
Eragil ^ ec.
SCE.
TERZO.
SCENA XIL
Ir^ Urie , che m' agitate ,
Ì\P Rapitemi air orrenda
Faccia del mio delitto , e mi celate
Per pietade a me ftefla ; il più profondo
Carcere dell' Abiffo
Avrà forfè per me piìi grato afpetto.
Aimè 5 che in ogni oggetto
D'Arface r infelice
Veggo r ombra funefta,
E in quefta parte , in quefla
Sento per mia cagion pianti, e fofpiri.
Ah, Statira crudele, e vivi e fpiri?
SCENA ULTIMA-
Meg^hife , e detta .
' Meg. OTatira, ornai ficura
^ E' la vita
Stat. D'Arface?
Meg, Piaceffe al Cielo, ei nel fuo fanguc afforto,
Già fai, che più non vive.
Stat. Arface è morto?
Scellerata Statira , e tu vivrai ?
Ah, fe mi fei fedel, fvenami.-
1 . — Regi-
é4 ATTO
Meg. Regina?
Stat. Numi . é . Cieli .
Dove, dove fcoccatc i lampi, e i tuoni?
Se vibrarli temete
In un moftro inumano,
Date i fulmini voftri alla mia mano.
Meg. Quanto crefce il fuo duolo.
Stat. Ma i fulmini, ove fono?
Che fanno i lampi ? a che rimbomba il tuono
Perche , dite , perche
In quefto infaufto giorno
Mi balenate inutilmente intorno?
Meg. Agitata vaneggia .
Stat. Quelle faette almeno ,
Se negate alla man, vibrate al feno,
Queflo il berfaglio fia
De' voftri accefi dardi :
Dov'è la ftrage mia. Cieli codardi?
Meg. Statira , o Ciel ! che fia ?
Stat. Sì , codardi voi fiete^,
E ferir non fapéte
Che rinfenfate fronti
Delle Torri, degli Alberi, c de' Monli.
5e uccider non ardite,
Chi tutto ardire il petto fuo vi moftra ,
E' mia te gloriai € la viltade è voftra.
TERZO. ^$
Meg. Mifera ! E che far deggio ^
Stat. Ma degni voi non fiete
Dell' onor di mia morte;
E vo' che fia conceffa
Oggi la morte mia fole a me ftefla .
Meg. Ferma, Regina, ferm^, e fi ri/parml
Il tuo fangue real.
Stat. Amico? all'armi.
Ma viene Arface.
Meg, Già delira . Andiamo.
Stat. Vieni Arface. Ahdovefci?
Ah noi fo. Sì, fo; ma che?
So , che r ombra invendicata
Và gridando , ingrata , ingrata ;
Parla Arface j Sì , dov' è ?
Dov' è ? Cerchifi altrove .
O viviamo, o moriam feco in eterno
In Cielo, in Terra , in Mare, o nell' A verno-
Andiam .
Meg. Ti fieguo ; e dove ?
Stat. Dove dell'amor mio tra Todio e Tira,
Se Arface è morto ha da morir Statira .
J L FINE.
Leggitore .
Le voci profane poi fono folm
fcherzt della Toefia, non mai
ferimenti del Toeta
Cattolico ,
e vìvi
feli-
ce.
Vidit
P. Joannes Brandolinus Sodetatis
]efu prò lUuftriffimo Se Reve-
rendiffimo DD. Epifcopo.
Die 2. Junìi ijzS.
Wìdo Spada Confultor prò San-
élo Officio Faventias.
I